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joaninhasidInizio con il ringraziare per aver cliccato su questa sezione, senza aver pensato, leggendo “Chi sono“, a qualcosa tipo “e chissene!“. O meglio, cosa più probabile, grazie per esserci entrati pur avendolo quasi sicuramente pensato.

Il mio nome per esteso risulta complesso, noioso e a tratti anche pomposo: Joana Fresu de Azevedo.

Per quelli che mi conoscono da sempre sono semplicemente Jo. Breve, schietto e conciso. Mi farà piacere se vorrete chiamarmi così.

E qui può partire lecita la domanda: e, allora, che vorrebbe dì joaninhasid?!?

Sempre io. Anzi, c’è tanto di me là dentro. Joaninha è il diminutivo del mio nome. Ma in portoghese (mia lingua paterna, ma inutile stare a tediarvi già da qui. Prima o poi magari ci arriviamo…) vuol dire anche coccinella. Questa cosa mi ha perseguitato fino all’adolescenza, costringendomi a fare un sorriso di cortesia ogni volta che mi veniva regalato l’ennesimo cuscino o paio di orecchini o braccialetto o pupazzo raffigurante questo eppur simpatico insetto. Poi ho iniziato a pensarci un po’ su.

La coccinella è un insetto fichissimoSi fa i cavoli suoi. Non dà fastidio a nessuno (siete mai stati punti da una coccinella? Avete mai visto un qualche documentario o letto un articolo in cui la si definiva aggressiva o minimamente pericolosa?). Si accontenta di starsene ore su una foglia a farsi dondolare dal vento. E’ apparentemente omogenea nel colore, con il suo rosso predominante. Ma quei puntini neri (no, non starò qui a disquisire su quanti siano che, suvvia, non lo sa nessuno!) le danno carattere.

Ecco, io sono così. Mi mischio nella folla, come qualsiasi trentenne d’oggi, apparendo omogenea all’apparenza. Ma sono quei puntini neri a rappresentarmi per davvero. Sono la mia storia. Le mie origini matte. Il mio essere di una, nessuna e centomila nazionalità, città e luoghi. Sono il mio essere italiana, ma anche portoghese, ma anche africana. Sono il mio venire da Roma (e spesso e volentieri, se vede pure da come parlo e scrivo), ma anche da Forlì (che mi ha adottato da 14 anni), ma anche da “un’isola che sembra disegnata, con colori enormi e un mare da sfliata” come La Maddalena (e prima o poi lo chiederò ad Alex Britti se pensava proprio a quell’Isola, perchè questa frase la descrive perfettamente). Sono il mio aver sete, di tutto: conoscenze, scoperte, viaggi, libri (tanti libri, ma pure fumetti), cinema, televisione, politica, curiosità, informazioni.

Insomma, sono una coccinella. Sono joaninha.

E sid che mi rappresenta?“. E’ una sigla. In origine quella del mio corso di laurea: Scienze Internazionali e Diplomatiche. La facoltà che ho sognato di fare da quando avevo 15 anni, in quella città, Forlì appunto, che da adolescente non sapevo nemmeno con esattezza dove fosse, ma in cui sapevo già che ci sarei andata a studiare all’Università. Poi, come tutte le cose, anche questa sigla ha cambiato significato, si è evoluta. Assumendo altri significati: Senza Identità, Sempre Insistere nel Dubbio, Solo Ingenua Debolezza, Stai Ignorando i Danni. Il suo significato cambia con me, cresciamo insieme, rappresenta i miei stati d’animo.

E, quindi, chiamatemi joaninhasid.

Ma con questo blog vorrei non annoiarvi troppo con il “chi sono“. Potente fate risuonare il vostro “e chissene“. Non mi offenderò. Ma volevo solo uno spazio in cui scrivere ciò che vedo, senza categorie troppo definite. In cui dar sfogo ai miei Enta, questi maledetti 30 anni che mi hanno già rotto da 5 e che, dato l’andazzo generale, non mi fanno ben sperare nei prossimi 5. Ma sono un mio, un vostro diritto. Ce li stanno portando via i nostri 30 anni. Ci hanno sacrificato e dimenticato a tal punto da farci vergognare dei nostri Enta.

Ecco, io qui rivendico il diritto a urlarlo (virtualmente, almeno salvaguardando i miei e vostri timpani) che ho trentanni, che faccio parte degli Enta.

Possono dimenticarci. Posso sacrificarci. Possono anche ignorarci (e lo fanno, cavolo se lo fanno). Ma sempre 30 anni abbiamo. E qualcuno lo deve raccontare cosa significhi averli. Non solo a chi, come me, c’è dentro anagraficamente. Ma anche a chi ci sta arrivando e ne ha una gran paura. O a chi da poco è entrato negli Anta, ma agli Enta proprio non riesce a rinunciare.

 

 

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