Categoria
Home > Dal mondo > Il Marocco. Tra storia e futuro.

Il Marocco. Tra storia e futuro.

Tornano gli appunti di viaggio di Rudy De Paolis. Dopo averci portato in Cambogia, questa volta il racconto del suo viaggio è un modo per farci scoprire il fascino delle principali località del Marocco. Lo fa, come sempre, con uno sguardo attento alle dinamiche storiche e sociali del Paese. Quindi, abbiamo luoghi tra deserti e vallate tutti da scoprire, l’accompagnamento musicale dei Clash, il cinema irriverente di Inarritu e un passato che molti paesi europei non riescono a dimenticare.

Nel febbraio 2016, grazie alle nuove tratte aeree aperte verso il Maghreb, decido di fare un viaggio in Marocco. Un paese che negli anni ’70 e ’80 era meta predestinata per molti Europei, richiamati soprattutto dalla sua cultura millenaria, dai suoi paesaggi e dai prezzi veramente competitivi. “Rock the Casbah!” cantava Joe Strummer, in un famoso video girato durante un soggiorno dei Clash in Marocco. Inarritu, regista di fama mondiale ha girato qui il suo “Babel”, terzo film di una stupenda trilogia che comprende “Amores Perros” e “21 Grammi”. Oggi molti dei più bei riad, le tipiche abitazioni marocchine, sono proprietà di vecchi Hippie che ne hanno ricavato stupende residenze, le quali fungono anche da strutture ricettive. La presenza Europea non è più quella coloniale, delle Ville Nouvelle e dei porti franchi, delle spie e degli intrighi politici alla “Casablanca”, ma tende comunque ad investimenti molto remunerativi.

Il Marocco di oggi è molto diverso da quello di Hassan II, della repressione e degli anni di piombo. Nel 1973 il reggente marocchino, dopo il ritiro degli Spagnoli dal Sahara Occidentale, ordinò ai suoi sudditi di intraprendere La Marcia Verde, un lungo cammino verso questi territori (ricchi di giacimenti di fosfati), culminato con l’occupazione militare. Da più di 40 anni questo territorio è conteso fra il Regno Marocchino ed il Fronte Polisario, formato dai Saharawi, un popolo che abita da sempre queste regioni desertiche al confine con la Mauritania e che appunto reclama l’indipendenza. Negli ultimi anni la situazione non è migliorata e i Saharawi sono costretti nei campi profughi Algerini. Intanto la Marcia Verde continua ad essere motivo di orgoglio patriottico nel paese nord-africano, celebrata addirittura da un film prodotto in Italia, (La marche vert, 2016).

porta

Il mio viaggio parte da Marrakesh, forse la città più famosa del paese insieme a Casablanca.  Djemaa el-Fna, la piazza principale della città, è un turbine di odori e colori. Sono centinaia gli strumentisti Berberi, Amazidi e Mauritani, che affollano la Place suonando i loro liuti elettronici. Nel frattempo i cuochi montano le proprie tende e iniziano a preparare le loro Tajine e il loro Poulet au Prunes, accompagnato dall’immancabile tè alla menta. Soggiorno in un riad molto carino, proprio attiguo alla piazza, e in 3-4 giorni visito interamente la città, in cui si distingue per bellezza il Palazzo Bahia, costruito nel IXX secolo e curato dai migliori artigiani marocchini. Qui la lavorazione del cedro è un’arte non seconda alla scultura su pietra, e se ne apprezza la qualità nelle molteplici botteghe della città. Dopo qualche giorno muovo per la valle dell’Ourika, in cui inizia il territorio del Parco Nazionale del Monte Toubkal. L’Atlante, una delle maggiori catene montuose Africane offre spettacoli meravigliosi e fa penetrare il viaggiatore nel Marocco più rurale, fatto di allevatori Berberi e di piccole cooperative di donne che lavorano l’Argan, un albero dal cui frutto si ricava un’olio non meno utile e salutare di quello d’oliva. Viene utilizzato a scopo alimentare ma anche cosmetico. Queste cooperative danno la possibilità alla donna di emanciparsi e di sviluppare una propria indipendenza economica all’interno della famiglia. In Marocco, fino a 20 anni fa, la condizione delle donne era quella di abiette lavoratrici senza paga, senza diritti riguardo al divorzio o all’affidamento dei figli. Questo fino all’applicazione del Mudawanna (2002), il nuovo codice famigliare che finalmente ha introdotto una qualche parità lavorativa e sociale. Naturalmente nelle zone più distanti dalle grandi città questo miglioramento tarda ad arrivare e la lotta delle forti donne Marocchine non è finita. Mi è stato riferito da alcune lavoratrici della creazione di sindacati e associazioni che si battono per la tutela dei diritti della Donna in quasi tutto il paese.

L’attuale monarca, Mohammad VI è molto più “illuminato” del suo predecessore, ma le riforme attuate nel paese ancora non bastano a dare al popolo marocchino un livello di vità su standard Europei. Inoltre i capitali Occidentali tentano come sempre di aprirsi ricche opportunità nella zona, non senza sfruttare la manodopera locale. Nei giorni precedenti al mio arrivo c’è stata una visita ufficiale del Primo Ministro Belga, Michel e di altri funzionari ed imprenditori, Belgi e Tedeschi, per la creazione di una delle più grandi centrali ad energia solare del mondo, che sorgerà nella zona desertica vicino a Ouarzazate.

Dopo le splendide passeggiate sull’Atlante e dopo aver visitato le cascate d’Ouzoud, mi sobbarco 8 ore di treno per proseguire verso il Nord e le altre città imperiali. La mia seconda tappa è Fes, forse la città più completa e caratteristica del Marocco. La sua Medina, patrimonio Unesco e le sue Bab (porte) sono di una bellezza che lascia il segno. Perdersi per i vicoli è sport nazionale per i turisti, e le cosiddette Faux Guides sono ben appostate ad ogni angolo per fornire un piccolo aiuto (sotto modesto compenso). Queste guide non ufficiali della città sono spesso maestri o professori, che per sopperire al misero salario percepito a scuola arrotondano così. Ma non sono i soli a sfruttare economicamente la conoscenza della rete capillare di vicoli e vicoletti. Che siano giovani disoccupati o ragazzini sfaccendati, qui tutti cercano di offrire il loro aiuto per qualche Dirham. Apprezzo molto il loro modo di illustrare la città e sia qui che a Meknes ho goduto della compagnia di due maestri di scuole elementari. Sono così potuto entrare anche in diverse scuole e apprezzarne la qualità didattica. In Marocco la lingua ufficiale è l’Arabo Marocchino, ma sono riconosciute lingue di stato anche il Berbero e l’Amazigh (Amazida). Fes è piena di botteghe artigiane che lavorano soprattutto il cedro, ma anche seta e tessuti, rame, gioielli. Bab r’Cif ed il quartiere Andaluso sono a dir poco splendidi. Molteplici sono le Mederse (scuole Coraniche) e le Moschee della città, anche se ne ho potuta visitare solamente una, quella di Al-Attarine, vista la chiusura quasi totale delle stesse ai non Musulmani.

Meknes non gode della stessa fama, ma è ugualmente molto caratteristica. Inoltre da qui si parte per la città di Moulay Idriss, dov’è appunto seppellito l’omonimo fondatore della prima dinastia reale del paese, nonché pronipote del profeta Mohammad. Questa piccola città si trova sulla piana di Meknes, un tempo ultimo baluardo dell’impero Romano, che aveva qui il suo confine meridionale in Volubilis, fondata nel III secolo A.C. Le splendide campagne piene di ulivi e frutteti offrono uno spettacolo molto simile a quello delle zone Mediterranee, ed è un piacere fermarsi a mangiare in una delle piccole trattorie locali.

L’ultima città Imperiale è Rabat, che è anche la capitale amministrativa del paese, qui risiedono i ministeri e gli edifici amministrativi. Durante la mia visita era in corso una protesta sotto il palazzo governativo. Sono anche riuscito a parlare con qualche lavoratore, anche se erano molto restii ad esporre le loro problematiche salariali e delle loro condizioni di lavoro, forse perché la polizia in borghese vigilava a poca distanza da noi. C’erano soprattutto artigiani e pescatori, ma anche tassisti e altro. Le riforme attuate da Mohammad VI a quanto pare non bastano a contenere la disoccupazione, la povertà e l’analfabetismo ancora molto presente nel paese. Il Marocco è un paese giovane, la sua età media è molto bassa.

bambini

Mezzo milione di giovanissimi marocchini sotto i 15 anni, abbandona la scuola per andare a lavorare per pochi spiccioli. Le riforme del settore turistico non bastano a tirare fuori il paese dalla recessione e acuiscono le differenze fra chi, sulla costa e nelle città riesce a sfruttare il settore ricettivo e chi nelle zone rurali soffre letteralmente la fame.

Rabat è comunque una città molto attiva e dinamica, che fa il paio con Casablanca. Qui uffici e caffè sono affollati da giovani rampanti che sperano un giorno di venire a studiare o lavorare in Europa. La sua Medina è meno affascinante rispetto a quella di Fes ma comunque caratteristica. Stupenda la biblioteca comunale dove sono conservate copie antiche del Corano e di altri testi sacri. Da visitare anche la casbah, tinta di azzurro e attigua all’oceano. Non consiglio la visita di Salè, vecchio porto di Rabat, un tempo covo di pirati.  Malgrado la mia propensione all’irresponsabilità, qui si rischia davvero se non si conosce qualcuno del luogo, soprattutto scippi. Io me la sono cavata senza problemi per puro caso. In compenso ho potuto conoscere “scorci” di un altro Marocco, diverso da quello delle città costiere, delle grandi metropoli o dei villaggi Berberi. Qui come mi è capitato anche molto più ad est (Taza), si riesce a percepire un certo astio verso gli Europei, colpevoli di speculare e di portare spesso al rialzo dei prezzi, a causa del loro consumismo sfrenato.

Il paese ha grandi possibilità turistiche, un territorio vasto e vario, e se Mohammed VI si appresterà a varare nuove riforme dopo la revisione costituzionale, il Marocco potrà tranquillamente candidarsi ad essere il paese più avanzato del Maghreb, e uno dei punti più stabili nella collaborazione tra Europa e paesi Arabi rispetto alla prevenzione dell’estremismo Islamico. Se così non fosse sia le istituzioni marocchine, che la stessa EU rischiano di fornire ai Jihadisti un altro serbatoio di fanatici, spinti verso la violenza dalla povertà e dall’analfabetismo.

Lascia un commento

Top