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Cambodia mon amour. Tra viaggio e realtà.

Siamo una generazione di viaggiatori. Esploriamo, scopriamo nuove mete, attraversiamo oceani e catene montuose. Forse per scappare. Per evadere dalla nostra realtà.

Non è questo il senso che Rudy De Paolis, un 32enne con una immensa voglia di conoscere e, soprattutto, comprendere, dà e cerca nei suoi viaggi. Per Rudy il viaggio stesso fa parte della crescita. Durante il volo si può riappropriare del tempo per leggere. Può sperimentare odori e sapori. Per poi, una volta giunto, non chiudere gli occhi e accontentarsi di fare il turista. Ma entrare dentro la storia e la società che sta visitando.

Un bel reportage sulla Cambogia, sulle sue bellezze e sui suoi contrasti.

Fa caldo la sera del 21 giugno, quando per la seconda volta in 3 mesi torno in Indocina. La prima tappa è Atene, dove da bambino e poi da adolescente passavo sempre un paio di notti, in attesa di un traghetto per le isole Egee. La grande passione di mio padre per la Grecia è stato il primo confronto con la multiculturalità, tutte le estati, per un mese mi ritrovavo a parlare con i miei coetanei ellenici ed a mangiare Moussaka. Avevo 5 anni la prima volta ad Atene, ne compirò 33 il prossimo 4 ottobre.

Sul volo siedo vicino ad un grosso signore greco che ha i tratti somatici di un indiano Cheyenne. Porta una bella camicia Trussardi, ma annulla la sua eleganza russando come una macchina a vapore.

Domattina sarò a Singapore, poi subito via, verso Phnom Penh.

A Singapore bevo un caffe e finisco John Fante. Ho un altro paio di libri dietro, uno di Fenoglio, l’altro sui Troubles,  mia passione da sempre. Poi ci sarà forse qualche libro in Inglese. Nel primo pomeriggio arrivo nella capitale Cambogiana, che mi accoglie con la proverbiale pioggia tipica di questa stagione. Mi fermo subito a fare una piccola scorta di letture, per poi procedere verso casa.

Nel periodo dei Khmer Rossi, la biblioteca più grande della città fu adibita a stalla(!) e i libri buttati o usati come carta per verdure e prodotti alimentari. Una bella spigola incartata con un Tostloj o un po’ di gamberetti essiccati in un cono fatto con una pagina di Poe.

Oggi per fortuna esistono oltre alla biblioteca nazionale, restaurata in seguito al brutale trattamento ricevuto, alcune piccole biblioteche comunali, e si possono trovare molti libri in Inglese e Francese oltre quelli in lingua Khmer ovviamente. La più carina si trova sulla s.240.

Dopo un paio di giorni, tra jet-lag e cene di rito in compagnia di amici conosciuti nel mio viaggio in    marzo, inizio a girare un po’ nelle varie zone della città, che non è certo paragonabile a metropoli immense come Bangkok o Ho Chi Minh City. Phnom Penh è infatti una città abbastanza vivibile, relativamente piccola, circondata da sobborghi sporchi e malfamati che si integrano completamente con le zone rurali, le stesse in cui vive circa il 75% dei Cambogiani.

strada

La città sorge lungo le rive del grande Mekong, che si estende dalla Cina fino al delta Vietnamita a sud di Ho Chi Minh City/Saigon. Presenta un notevole riverside ed alcune isole lambiscono il suo abitato. Isole quasi completamente deserte, come Koh Dach, dove sembra di essere anni luce dalla città. La capitale cambogiana è sempre molto affascinante con il suo aspetto decadente, post-coloniale e i mercati di generi alimentari in ogni angolo. I tuk-tuk si muovono lenti e rumorosi tra lo smog, percorrendo la fitta rete di stradine piene di backpacker e venditori ambulanti di insetti e uova.

La città è piena di expats, soprattutto francesi, che fuggono dalla crisi nera dell’occupazione europea, ma anche italiani, tedeschi, olandesi. Quasi tutti hanno un profilo professionale di ottimo livello, e sono qui per ricoprire ruoli manageriali ben retribuiti. Discorso diverso per i cambogiani. Qui per i lavoratori Khmer la vita è dura. Fatta eccezione per una piccola elite, il grosso della popolazione ha un salario medio mensile di 150/200 $. I sindacati sono spesso inesistenti o strozzati dalla stessa politica che ha aperto le porte alle corporation, ha firmato contratti come autografi e sommerso il paese in una serie di opere strutturali, spesso inutili o addirittura dannose per l’ambiente. Le già rare manifestazioni di protesta sono state affogate nel sangue ( nel 2015 ci furono morti e barricate nelle strade come non si vedeva da tempo). I Khmer sono un popolo provato e stanco delle continue violenze ed intimidazioni.

L’esempio lampante riguardo queste inutili opere faraoniche è la diga di Sambor, a nord di Kratie, nell’omonima regione. Espropri, deforestazione, distruzione del patrimonio naturale senza precedenti nella regione. Un’opera gigantesca che ingrasserà gli investitori cinesi, ma anche europei nella realizzazione del progetto e distruggerà ambiente e territori unici al mondo, dove resistono le orcelle, cioè gli ultimi delfini rosa del pianeta. Inutile dire che il primo ministro Hun Sen e la sua cricca politica giocano un ruolo chiave nella partita.

Il CPP ( cambodian people’s party) governa il paese ininterrottamente dal 1997, ma Hun Sen è una vecchia figura politica del partito, inizialmente nell’era della Kampuchea Democratica fu anch’esso fra le fila dei khmer rouge, che abbandonò entrando poi in contatto con i comunisti Vienamiti. Divenne membro del primo governo cambogiano post Pol Pot, in una costante  escalation verso il potere, preso appunto il 5 luglio del 1997, esattamente 20 anni fa.

mercato

Hun Sen ha liberalizzato alcuni settori dell’industria e del commercio, tuttavia mancano riforme strutturali importanti. In Cambogia non è garantito un livello medico-ospedaliero adeguato agli standard odierni, non c’è un sistema scolastico efficiente, le vie di comunicazione sono semplicemente inadeguate. Lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto dei bambini, è una pratica costante e frequente. C’è anche da dire che in questo “aiutiamo” molto anche noi europei. Oltre all’uso sconsiderato della manodopera da parte delle corporation,un altro problema molto sentito è quello delle frequenti violenze sessuali e dei casi di pedofilia nei confronti dei minori cambogiani. Vi risparmio racconti sconcertanti, che sono riuscito a raccogliere tramite amici che abitano qui. E’ di questi giorni una campagna di sensibilizzazione che recita “protect our kids, they aren’t tourist attraction”.

Insomma anni luce lontano dalla Cambogia delle elite parigine o di Angelina Jolie c’è quella dei ladyboy e del traffico di bambini.

Le ultime elezioni locali hanno sostanzialmente confermato i numeri di quelle nazionali del 2013, con il  CPP che resta primo partito, ed il CNRP (cambodian national rescue party) a breve distanza. Le elezioni 2013, fortemente criticate dal CNRP che ha denunciato brogli e violenze nei confronti degli elettori d’opposizione, sono state la conferma che parte crescente della popolazione è stanca del CPP e del suo modo autoritario e corrotto di governare. Il paese ha bisogno di un cambio ai vertici e questo elemento di discontinuità è proprio il CNRP ed il suo leader carismatico (anche se da poco non più presidente del partito) Sam Rainsy. Insieme a Kem Sokha, altro leader storico d’opposizione, lottano per un cambio di rotta.

Ma mentre Sokha resta un politico vecchio stampo, Rainsy, nel frattempo esule a Parigi, ha adottato  una nuova strategia comunicativa, utilizzando Twitter e Facebook per attaccare Hun Sen ed il CPP, violando di fatto le leggi cambogiane sulla comunicazione politica e pubblicando filmati ed audio di denuncia. Altri dissidenti che operavano sul web come Yang Nuy e Cham Chamy sono stati indagati per diffamazione, la stessa sorte toccherà a Mr. Rainsy, come riportato nel Cambodia Daily del 7 luglio 2017.

Se la situazione politica è alquanto instabile quella riguardante la concessione di terreni è una pentola a pressione pronta ad esplodere. Hun Sen ed il suo governo hanno completamente svenduto immensi appezzamenti di terreno, spesso espropriando ai propri concittadini terreni regolarmente detenuti, oppure ancestralmente importanti per alcune minoranze, come nelle splendide regioni di Mondulkiri e Ratanakiri. Questa è la situazione socio-politica di un paese che si appresta a votare di nuovo elezioni nazionali nel 2018. Se il CPP dovesse perdere le elezioni difficilmente Hun Sen mollerà la poltrona, e l’incubo di una nuova guerra civile non è poi così lontano ed improbabile. Lo stesso Hun Sen, per rafforzare il proprio potere ha stretto rapporti di sangue con vari generali e politici Vietnamiti, facendo sposare i propri figli con le controparti e creando lui stesso un’elite politica e militare a lui fedele. I prossimi mesi saranno decisivi per questo paese, martoriato prima da un genocidio tra i più cruenti della storia, poi da 20 anni di guerra civile, ed infine dal governo autoritario dell’uomo forte Cambogiano.

Anche se nella capitale tutto scorre, i khmer sanno bene che in questo paese le cose cambiano in fretta. E domani al posto dei backpacker potrebbero tornare i carri armati.

(Articolo e foto di Rudy De Paolis)

 

 

 

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