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Quando La Valigia Dell’Attore si colora di giallo

Ho sempre detestato disfare i bagagli. Aprirli e dover rimettere in ordine ciò che ho riportato indietro da un viaggio o da una vacanza. Perché ho la sensazione di non essere mai riuscita a portare con me tutto quello che ho visto, vissuto, trovato. O, anche peggio, di scoprire che nel frattempo mi sono persa qualcosa.

Sono le stesse sensazioni che provo ora, a una settimana dalla sua chiusura, a disfare i bagagli emotivi lasciati da questa quattordicesima edizione de La Valigia Dell’Attore. E’ quasi sempre stato così in effetti. Perché l’idea di doverla chiudere e sapere di dover aspettare ancora un anno prima di poterla riempire di nuovo e riaprirla lascia una specie di senso di vuoto. Ma quest’anno sembra ancora più dura. Perché quest’anno La Valigia era stata caricata ulteriormente. E dipinta di giallo. Un colore che negli ultimi 18 mesi caratterizza la voglia di giustizia, di non dimenticare, di richiedere verità. Quella che da un anno e mezzo si aspetta per Giulio Regeni.

parataLa bandiera gialla della richiesta di #veritàpergiulioregeni sventolava durante la parata inaugurale del Festival, accanto a quella, splendidamente portata da Jasmine Trinca (ospite d’onore della prima serata, durante la quale è stato presentato il pluripremiato Fortunata), de La Valigia Dell’Attore e a quelle del Gruppo Emergency La Maddalena. Non c’era bisogno di spiegare cosa significasse quel drappo giallo. Tutti hanno tristemente imparato a pensare subito a Giulio Regeni. Al fatto che Giulio quel 25 gennaio 2016 sia stato rapito e torturato e che, il 3 febbraio, il suo corpo, orribilmente seviziato, sia stato abbandonato sul ciglio di una strada a Il Cairo, in Egitto.

trinca palco

Ma il dolore e la commozione si rinnovano ogni volta che di questo giovane dottorando della Cambridge University si parla. Impossibile non succedesse ascoltando le parole che mamma Paola Deffendi e papà Claudio Regeni hanno voluto mandare agli organizzatori e al pubblico de La Valigia dell’Attore. Parole strazianti, arrabbiate, ma che invitavano a non abbandonare Giulio, come invece sembra stiano facendo politica e istituzioni nazionali.

Queste le parole del loro messaggio:

Buona sera,

siamo Paola e Claudio i genitori di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano, dottorando presso l’università di Cambridge; sequestrato,  torturato ed ucciso al Cairo e  ritrovato il 3 febbraio 2016.

Oggi è il 25 luglio 2017, sono trascorsi esattamente 18 mesi da quando è scomparso, da quando non è più rientrato nel suo appartamento al Cairo, da quando un’inimmaginabile tragedia umana contemporanea, ha travolto tutto e tutti.

Giulio era un giovane che cercava di vivere con coerenza i suoi valori, implementandoli anche con  la sua ricerca accademica, credeva in quello che faceva.

In questo doloroso cammino che stiamo facendo ormai da 18 mesi, abbiamo compreso quanto sia importante avere al nostro fianco, iniziative di solidarietà, che ci accompagnino nella nostra richiesta di Verità e Giustizia, com’è simboleggiato anche dalla campagna Amnesty, con gli striscioni gialli.

Abbiamo compreso quanto sia importante tenere accesa la memoria delle persone e dei fatti, è l’unica via per ricercare la giustizia.

Assumendo personalmente le parole di un amico: Giulio continua fare cose, la memoria diventa azioni, diventa vitalità per ricercare la verità per Giulio ma anche per i Giuli e Giulie che ogni giorno, subiscono la stessa sorte.

Grazie per voler sostenere e ricordare la tragedia di Giulio che vede al centro della sua vicenda il non rispetto dei diritti umani.

Un abbraccio e grazie ancora,

Paola e Claudio i genitori di Giulio Regeni

Chi scrive non racconterà delle lacrime scese nel ricevere l’e-mail con il messaggio di mamma Paola. Non parlerà di quanto le mani tremassero nel leggerla. Del senso di responsabilità che sentiva di avere nel farsi, in quel momento, portavoce del ricordo di Giulio e del lavoro in questi mesi svolto in tal senso dal Collettivo Giulio Siamo Noi, in accordo con Giovanna Gravina e tutti gli organizzatori del Festival. Ma vi parlerà del silenzio in sala, degli sguardi attenti e commossi. Del lungo applauso che ha accompagnato la lettura delle parole di questi genitori che parte del Paese ha adottato, così come ha adottato Giulio. Nostro fratello, nostro figlio. Noi.

Perché, appunto, Giulio Siamo Noi. Noi che non smettiamo di far sventolare quella bandiera gialla. Noi che il suo nome continuiamo a gridarlo, per non dimenticarlo, perché non venga dimenticato.

Giulio continua a fare cose. Il cinema continua a non dimenticarlo. E a farsi portavoce della battaglia per chiedere giustizia per la famiglia Regeni. Giovanna Gravina, creatrice (insieme a Fabio Canu e all’Associazione Quasar) del festival dedicato al lavoro dell’attore, in memoria di suo padre, Gian Maria Volonté, ha subito accolto la richiesta di Giulio Siamo Noi di poter ricordare Regeni nel corso di questa edizione.

Giovanna Gravina (foto di @GiulioSiamoNoi)
Giovanna Gravina (foto di @GiulioSiamoNoi)

Invitando i suoi ospiti ad indossare i braccialetti e gli adesivi della campagna in suo nome. Lasciando uno spazio nello stand del Festival per mettere in materiale a disposizione del pubblico. Indossando lei stessa, durante tutte le giornate, il braccialetto. Una madre vicina a mamma Paola, una donna che non accetta si faccia silenzio sulla vicenda, un’artista che dedica alla ricerca di verità il suo festival.

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I ragazzi del ValigiaLab, Michele Riondino, Fabrizio Deriu e Giovanna Gravina. Tutti nel segno di Giulio (foto di @GiulioSiamoNoi)

Altre volte @GiulioSiamoNoi aveva fatto delle campagne durante eventi o festival cinematografici. Si pensi alla presenza dei braccialetti gialli per Giulio durante le ultime due edizioni del Festival di Cannes o alla serata dei David di Donatello del 2016. Ma in questo caso Giulio non è stato una presenza passeggera durante gli incontri o le proiezioni. Era lì. Era nelle persone che ti fermavano chiedendoti di avere un braccialetto. E che reincontravi per le vie del centro, al mare, in sala. Sempre con il braccialetto al polso, anche se consumato da salsedine e vento.

Miriam Mauti, Boris Sollazzo e Enrico Magrelli, sempre in prima linea per Giulio Regeni (foto di @GiulioSiamoNoi)
Miriam Mauti, Boris Sollazzo e Enrico Magrelli, sempre in prima linea per Giulio Regeni (foto di @GiulioSiamoNoi)
Babak karimi
Anche l’attore Babak Karimi non ha esitato ad indossare l’adesivo per @veritapergiulioregeni (foto di @GiulioSiamoNoi)

Era nei critici che lo hanno sempre portato nelle altre occasioni e che non volevano non averlo proprio durante quel festival in cui tutti si sentono a casa. Era nell’amico moderatore che prendeva gli adesivi dalla borsa e iniziava a attaccarli sulle giacche degli invitati, continuando a portare il suo consumato, per la paura che finissero troppo presto. Era in grandi attori del calibro di Jasmine Trinca (che ha commosso il pubblico con il suo “basta parole, vogliamo giustizia”), Michele Riondino, Babak Karimi, Lou Castel, che hanno indossato il suo nome e il suo volto durante gli incontri o salendo sul palco. Era nei ragazzi del ValigiaLab, il laboratorio per giovani attori tenuto da Michele Riondino e Fabrizio Deriu. Ragazzi che hanno la stessa età di Giulio, che stanno ponendo le basi per il loro futuro, ma che non dimenticano chi un futuro non lo avrà più, ucciso durante quel triste inverno egiziano.

Giulio amava il cinema. Il cinema in questi anni ha dimostrato di amare e lottare per lui. E questa Valigia Dell’Attore, dipinta con un po’ di giallo, è la dimostrazione di quanto, come le raffiche di ponente non hanno potuto fermare lo scorrere delle immagini sullo schermo, la richiesta di giustizia non si fermerà. Nonostante il silenzio dello Stato, nonostante le menzogne della dittatura egiziana, nonostante l’implacabile passare dei mesi. Perché non si può smettere di chiedere verità. Perché Giulio Siamo Noi. E con lui continueremo a fare cose.

2 thoughts on “Quando La Valigia Dell’Attore si colora di giallo

  1. Un articolo che lascia il segno, profondo e dal grande impatto emotivo. Complimenti a chi lo ha scritto: sa toccare le corde giuste, quelle del cuore.
    Grazie.
    Cristiano

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