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La mamma (non) è sempre la mamma.

La mamma è sempre la mamma. Poesia? Saggezza dei detti popolari? Una dolce frase per descrivere il rapporto madre-figli? Una ovvietà? No. Una balla. Una colossale balla. Perché non solo non è vero che la mamma è sempre la mamma. Ma, soprattutto, la mamma non deve essere sempre la mamma. Non si nasce mamma. Si può diventarlo. Anzi, si può addirittura decidere di non volerlo diventare. Ciò che dovrebbe essere comunque fondamentale sarebbe ricordarsi, sempre e comunque, che si è anche altro oltre che mamma. E si ha il diritto di esserlo.

Io l’ho scelto di essere mamma. Per tanti motivi, più o meno giusti. Anche se non credo ci sia un motivo giusto o sbagliato per fare (o non fare) una simile scelta. Nel mio caso, banalmente, mi sembrava semplicemente arrivato il momento giusto. Volevo un figlio. Non nego che probabilmente c’era dietro anche una piccola (e forse anche sbagliata) dose di egoismo: volevo qualcosa che fosse completamente e intensamente mio, che restasse tale per tutta la vita, a cui potessi insegnare qualcosa e che desse degli insegnamenti anche a me. E, in effetti, per molti aspetti, così è stato.

Sia chiaro, l’essere madri è stupendo. Poche persone al mondo saranno in grado di regalare la stessa gioia e forza del proprio bambino che stringendo la tua mano, abbracciandoti o semplicemente sorridendoti ti chiamerà “mamma”. E una cosa che riempie il cuore. Ti fa sentire importante. E sai che, almeno per quello scriccioletto che ti gira per casa, sei e sarai una delle persone fondamentali nella sua esistenza.

Il fatto è che non si può essere solo “mamma”. Anzi, spesso quel nome mette ansia e nervosismo allo stesso tempo. A me succede, ad esempio, quando sentirlo mi relega solo ed esclusivamente a quel ruolo. Nel momento in cui sono diventata mamma sono diventata solo quello. Non esiste più Jo. Persino il mio compagno ha iniziato a chiamarmi “mamma” e, ammetto, spesso capita anche a me di chiamarlo solo “babbo”. Perché è quello che ci è successo: abbiamo smesso di essere “noi” per diventare genitori. Una scelta anche quella. Nostra la scelta di avere un figlio, in un momento in cui ti prendono per matto solo per aver pensato di concepirlo. Mia la scelta (più o meno obbligata, ma poco importa) di lasciare il lavoro per seguire nostra figlia. Nostra la responsabilità di averla concepita nonostante sapessimo che si sarebbe trovata in un contesto in cui avrebbe avuto solo noi. In linea teorica, mia figlia potrebbe essere la bimba con il più spropositato numero di parenti che io conosca. In pratica, nessuno di loro vive dove viviamo noi. Mia la scelta di dedicarle tutte le attenzioni di questo mondo, anche e soprattutto perché solo da noi avrebbe potuto averle. Mio l’errore.

Sì, perché lo si deve ai propri figli di NON essere solo la mamma. Perché la mamma prima di tutto è una persona. E sclera. Io già tendo allo sclero facile, da sempre. Ma da quasi quattro anni a questa parte anche questo è maledettamente difficile. Semplicemente perché la mamma non sclera. La mamma coccola. La mamma accudisce la propria creatura, senza lamentarsi. La mamma è presente. Sempre. La mamma gioca. La mamma insegna. La mamma cucina. La mamma pulisce. La mamma ti accompagna a scuola. La mamma viene a riprenderti a scuola. La mamma ti porta al parco. La mamma dorme nel lettino con te quando hai fatto un brutto sogno o sei ammalato o, semplicemente, non ti va di stare solo. La mamma non sclera.

Ma quello della mamma è il lavoro più bistrattato e non tutelato che ci sia.

La mamma non ha un orario di lavoro: lo fa h24, 7 giorni su 7. Mi diverte quando sui social leggo post che maledicono il lunedì e inneggiano all’arrivo del weekend. Oh voi che vi lamentate del fatto che, “inspiegabilmente”, la settimana inizi sempre con un maledetto lunedì: fate conto che per una mamma a tempo pieno è come se ogni giorno fosse lunedì. Tutti i giorni sono uguali e ti ritrovi a ringraziare il fatto che tua figlia abbia voluto fare anche a casa l’orologio con cui le maestre le insegnano i giorni della settimana. Perché almeno quando lei lo gira la mattina tu sai che giorno sia, perché in caso contrario avresti già da tempo perso la cognizione del tempo. La mamma non ha un weekend da agognare. O meglio, ringrazia che almeno in quei due giorni può concedersi dei momenti da mamma part-time, che almeno in casa c’è anche il babbo dalla mattina.

La mamma non ha diritto alla malattia. Se si ammala, le giornate si svolgono esattamente nello stesso modo. La pargola dovrà comunque andare a scuola. Il compagno dovrà ugualmente andare al lavoro. E sarà lei a doverli accompagnare. La mamma dovrà comunque andare a fare la spesa, pulire la cucina, mettere in ordine, preparare da mangiare. La febbre, il mal di gola, il mal di testa, le ossa a pezzi, sono semplici intoppi che rallentano le attività quotidiane. La mamma deve anche cercare di ricordarsi che, se proprio si deve ammalare, non deve farlo in concomitanza con il resto della famiglia. Che altrimenti sì che son dolori.

La mamma non ha diritto alle ferie. Non ci si prende giorni di permesso o un’aspettativa dal ruolo di mamma. E quando arriva il periodo delle ferie, quello delle scuole chiuse, quelle in cui “evviva, si va in vacanza”, le giornate della mamma diventano anche più lunghe. Perché gli sforzi si devono moltiplicare. Ad alcune persone che spesso di lamentano del loro lavoro d’ufficio consiglierei una giornata (solo una) da soli al mare con una bimba di 3 anni. Poi ne riparliamo.

La mamma si rompe spesso le palle di sentirsi dire “ma beata te che non lavori e puoi concentrarti su quella meraviglia della 3enne”, “cavolo, mi fai un’invidia che puoi startene tutta la mattina a poltrire e fare quello che ti pare”, “oh, ma che davvero vai al cinema la prossima settimana? E la 3enne come fa?”. Ora, vero, mia figlia è una meraviglia. Vero, ha delle uscite che ti riempiono di orgoglio, perché pensi (o, almeno, ti illudi) che un po’ di quella intelligenza e di quella sagacia che si ritrova gliele abbia trasmesse tu. Vero, ora me la sto guardando, che dorme accanto a me sul divano, dopo essere state insieme a giocare al parco. E penso che, in assoluto, sia la cosa più bella e meglio riuscita che io abbia mai fatto nella mia vita. Adoro la mia 3enne.

Ma mi manca Jo. Mi manca la libertà di restare a letto se voglio restare a letto. Mi manca il poter uscire con gli amici, magari anche facendo tardi la sera. Mi manca poter decidere di prendere e partire se qualcosa inizia a starmi stretta. Sono astemia, ma anche arrivata al punto che mi manca il potermi andare a bere una birra con gli amici, farmi quattro risate con loro, parlando di libri, di cinema, di politica o, semplicemente ma meravigliosamente, di cazzate. Mi manca prendere un treno, andare nell’altra mia città e stare un po’ a cazzeggiare con gli amici. Mi manca fare questo e altro senza quel ronzio fisso, quello che mi blocca, quello che alla fine mi fa essere “solo” una mamma: il senso di colpa. E’ quello che ci fa smettere di essere le donne che siamo state. Il senso di colpa di non essere all’altezza per i nostri figli. Quello che ci fa rinunciare a tutto e tutti pur di esserci, sempre e comunque. Viviamo di senso di colpa. Ci è stato imposto dalla società o ce lo siamo autoimposto. Non importa. In fondo essere mamma mi fa sentire al sicuro. Quello, nei miei errori, debolezze e momenti di sclero, almeno so di saperlo fare. Ma ogni tanto, come adesso, mi ritrovo a cercare di capire a chi poter inoltrare il mio piano ferie. Chiederei anche solo un paio di giorni, per andare a trovare la mia vecchia amica Jo. Mi manca Jo.

4 thoughts on “La mamma (non) è sempre la mamma.

  1. Ti ringrazio perché hai messo nero su bianco il pensiero di tante.. il mio in questo caso.. io sono felice di essere mamma e lo faccio con una forza e un entusiasmo che non sapevo di avere.. ma a volte mi mancano quelle giornate mie.. lo smalto sul terrazzo.. il treno per andare a vedere una mostra.. guardare semplicemente un programma che non sia un cartone animato in TV.. xo lei ha tre anni mi ama e io amo lei alla follia.. è il mio capolavoro.. e questo mi riempie il cuore anche dopo aver vomitato tutta la notte e aver dovuto pulire alle 3 del mattino.

    1. Grazie a te di aver colto il senso dell’articolo. Penso sempre che mia figlia sia l’unico vero successo della mia vita. Che l’abbia riempita. Ma la NOSTRA vita deve e può essere anche altro. Corraggio. E buoni cartoni animati 😉

  2. Molto facile col sennò di poi. Da che mondo e mondo, tutti sanno che smetti di esistere quando fai un figlio. Se non vuoi farlo, non avresti dovuto fare un figlio. Ne conosco a migliaia di madri, single o con un compagno, poco importa, che commettono questo errore. L’errore di sottovalutare, la forza e la volontà di occuparsi di qualcun’altro. Perché a dispetto di quanto si crede, mettere al mondo un figlio, è l’atto più egoista che si possa fare. Poi c’è chi lo confonde con l’amore, ma sono due cose totalmente differenti.

    1. Sono fiera di aver concepito mia figlia. Fiera che un giorno potrò dirle quanto sia stata desiderata. Quanto i suoi genitori la amino. Ma spero un giorno di poterle anche raccontare, con sincerità e senza vergogna, che diventare madri non è una passeggiata. E che ho cercato di essere per lei la madre migliore di questo mondo. Cosa che faccio nella quotidianità, giorno dopo giorno, standole accanto. E facendomi insegnare da lei. Mi occupo di lei, totalmente, da quando è nata. Senza aiuti. E non credo di dovermi vergognare se dico che questo, a volte, mi fa perdere il contatto con quella che ero. Perché penso di dovere a lei onestà anche in questo.

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