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Toglieteci tutto, ma non gli ‘anime’

Dalla definizione di anime data da Wikipedia:

Secondo un’accezione generica in Occidente si tende a definire anime come sinonimo di “cartone animato giapponese”, sennonché una simile definizione non fornisce l’esatta idea della complessità e della varietà che caratterizzano questo medium. Nonostante un ormai sorpassato luogo comune occidentale che riduce l’animazione giapponese ad un prodotto rivolto ad un pubblico infantile o, al contrario, a carattere pornografico, confondendo in entrambi i casi una parte per il tutto, in realtà l’anime è allo stesso tempo un prodotto di intrattenimento commerciale, un fenomeno culturale popolare di massa ed una forma d’arte tecnologica. Esso è potenzialmente indirizzato ad ogni tipo di pubblico, dai bambini, agli adolescenti, agli adulti, fino ad arrivare ad una specializzazione del targeting sostanzialmente mutuata da quella esistente per i manga (fumetti giapponesi), conanime concepiti per categorie sociodemografiche specifiche quali impiegati, casalinghe, studenti, e via dicendo. Essi, pertanto, possono trattare soggetti, argomenti e generi molto diversi tra loro come amore, avventura, fantascienza, storie per bambini, letteratura, sport, fantasy, erotismo e molto altro ancora.

Ma direi di non stare a guardare il capello. Che si abbracci una definizione o meno, a me interessano quei cartoni animati giapponesi, trasmessi tra gli anni ’70 e i primi anni ’90 che, volenti o nolenti, hanno influenzato le nostre vite. Dai primi moti di ribellione contro i nostri genitori, che volevano impedirci di guardare Ken Il Guerriero perché troppo violento. Ai nostri primi amori, che fossero per Terence di Candy Candy o Margot di Lupin.

lady-oscarNe avevo già in parte parlato (trovate il post qui). Ma oggi, grazie al contributo di Giuseppe Pasquino, spero che possa nascere una nuova rubrica, in cui questa generazione inizi ad interrogarsi su quanto qualcosa di apparentemente futile (dei cartoni animati, appunto) possano aver in parte caratterizzato ciò che siamo. Questo partendo dalla constatazione che non riusciamo a non condividere un link che festeggi i 30 anni dalla messa in onda de I Cavalieri dello Zodiaco o che ci sentiamo in lutto ogni 14 luglio, pensando alla morte di Lady Oscar.

Spesso tutto ciò avviene contro la nostra stessa volontà. E il pezzo scritto da Giuseppe per Gli Enta ne è la dimostrazione.

Quando ti hanno chiesto se gli anime prodotti tra gli anni ‘70 e ‘90 hanno influenzato la tua vita ci hai riflettuto un attimo e poi hai concluso che, a dirla tutta, non sono poi stati così influenti. Subito dopo, ti sei reso conto che quella riflessione l’hai fatta mentre stavi accendendo la Televisione per continuare a guardare il secondo arco narrativo della prima stagione di Sword Art Online (in giapponese sottotitolato che ti sta facendo parecchio schifo nonostante la prima parte ti sia piaciuta parecchio ma che continui a guardare perché non ti piacciono le serie lasciate a metà).

Subito prima avevi buttato un occhio alla statuetta del Cavaliere dello Zodiaco Gemini Saga con la Sulplice che hai comprato durante il tuo viaggio di nozze in Giappone ed inizi a pensare che forse, gli anime la vita un pochetto te l’hanno influenzata.

holly-e-benjiTi ricordi di come ti affrettavi a finire i compiti prima che iniziasse quel Capitan Tsubasa che in Italia è più noto come Holly e Benji su Bim Bum Bam e poi passare alle tv locali dove passavano i robottoni capitanati da Mazinga Z e Goldrake e subito dopo morire dalle risate con i tentativi strampalati del trio Drombo di sconfiggere gli Yattaman.

Cavalieri dello Zodiaco e Ken Il Guerriero  ti sono rimasti nel cuore e ti ricordi benissimo i primi turbamenti ormonali guardando Miss Dronio, Lamù, Sabrina (E’ quasi magia Johnny, nella versione italiana) e Nadia (Il mistero della Pietra Azzurra, che in Italia se i titoli non sono complicati non ci piacciono).

ken-il-guerriero

Magari non hanno influito sul tuo stile di vita, non sei mai stato un Otaku in senso stretto, ma quando immagini mondi fantastici li vedi popolati da personaggi con gli occhi grandi e con le capigliature che sfidano la gravità. È, sicuramente, questo il più grande merito che gli anime hanno avuto e per il quale ringrazi che ci siano stati durante i tardi pomeriggi invernali della tua fanciullezza: riuscivano a nutrire la tua immaginazione da ragazzino al punto  che, ancora adesso che di anni ne hai 35, non hanno mai smesso di farti sognare. Che poi, a mettere sul foglio quello che immagini fai schifo, ma quello è un altro discorso.

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