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Alla ricerca di Dory. O anche il ‘film del pesciolino blu’.

Questa non è una vera e propria recensione. Perché, anche se è uscito solo da 3 giorni (il 15 settembre), ormai sembra di aver già sentito e letto di tutto su Alla Ricerca di Dory, il nuovo film della Disney Pixar. Forse l’aver visto (e rivisto) Alla Ricerca di Nemo, essersi appassionati per l’avventuroso viaggio del pesce pagliaccio Marlin per recuperare il suo piccolino e aver già conosciuto Dory, la sua compagna di viaggio, ci fa credere di sapere già tutto. Un po’ è così. Ormai si sa che i disegnatori della Pixar sono dei maestri nel ricreare i paesaggi. In questo caso, si a quasi la sensazione di dover trattenere il fiato perché siamo immersi nell’oceano insieme ai protagonisti. Sappiamo tutto. Perché il lancio del film è durato mesi, il merchandising è stato capillare da prima dell’estate e ora sembra solo aver raggiunto il suo culmine. Sappiamo tutto. Perché siamo adulti e raramente riusciamo a guardare con stupore alle novità. Men che meno se si tratta di un cartone animato. Che è roba da ragazzini. I grandi non guardano i cartoni. Ma i bimbi sì. E, di conseguenza, i genitori pure. Ecco, questa non è una vera e propria recensione. Questo è il racconto della prima volta in un “cinema al chiuso” della 3enne.

Non era la sua prima volta al cinema. Abbiamo iniziato a fare un po’ di pratica quest’estate. Quando, non so dirvi chi delle due più emozionata, i suoi occhi si sono spalancati nel vedere lo schermo accendersi, chiedendo:

Mamma, ma per accendere uno schermo così grande serve un telecomando gigante. E per tenere un telecomando così grande serve un gigante. Come fa un gigante a stare in quel buchino da cui hai detto che proiettano il film?

Quella sua prima volta è stata in un’arena estiva, a La Maddalena. La prima volta in cui è stata quasi in totale silenzio per 90 minuti. Troppo attenta a scrutare tutto e tutti intorno a lei. Troppo concentrata sul cercare di capire cosa stesse guardando. Troppo intenta a studiare da critica cinematografica in erba:

Mamma, avrei messo meno rosso e più blu. Ma anche così i disegni sono bellissimi.

Però la 3enne evidentemente se la ricorda ancora quella sua prima volta se, quando ieri le abbiamo detto che saremo andati al cinema, la sua reazione è stata

Bello! Quindi andiamo a La Maddalena domani? 

Ci è voluto un po’ a spiegarle che i cinema non esistono solo all’Isola. Che questo sarebbe stato un cinema diverso, al chiuso.

Chiuso? Quanto chiuso? E’ molto buio? Ma li prendiamo i pop corn?

Eccome se li abbiamo presi i pop corn. Lei il suo ‘barattolino piccolo’, io uno decisamente più grande (tanto se li finisco mangio i tuoi mamma). E abbiamo affrontato la fila immensa. Non ricordavo cosa significasse andare al cinema alle 17.30 di una domenica pomeriggio: genitori già esausti alla cassa, circondati da marmocchi urlanti e impazienti; genitori che, come se i posti non fossero numerati, premevano e spingevano per far entrare i loro pargoli come se in altro modo non potessero entrare. Ragazzini allo sbando che passavano a spintoni, non curanti delle due 3enni che rischiavano di essere schiacciate ogni tre per due. Ma non abbiamo mollato.

polpo

La sala era piena. I padri erano tornati dalla fila dicendoci che quando era toccato loro alla cassa erano rimasti solo 4 posti. E che uno dei nostri era 3 fila indietro. Il dubbio su chi dovesse separarsi dal gruppo non ci è nemmeno venuto. 3enne e amica (che da qui sarà Biondina) non se lo sono posto, sedendosi una accanto all’altra nella stessa poltrona. Vicine. Stringendo in mano i loro barattolini di pop corn, con le testoline all’insù visto che ci era toccata la prima fila. Le luci si spengono.

Sta iniziando? O è solo la pubblicità? Quando inizia Dory? Dov’é Dory, mamma? Perché non inizia Dory, mamma? No, Biondina, non mangiare subito i pop corn. Sennò poi non ne hai più quando inizia il film. Non te lo ha detto la mamma che si aspetta che inizi il film per mangiare i pop corn? Come mamma, inizia? Ah allora parla piano mamma, sennò gli altri non sentono. 

Poche domande. Attenta allo schermo. I principali dubbi assolutamente condivisibili:

Ma ora Dory è piccola? E quando cresce Dory? Mamma, ma se era cresciuta, perché ora Dory è tornata piccola? Guarda mamma, Dory è di nuovo grande.

Cari amici della Disney Pixar. La 3enne (come quasi tutti i bambini e, spesso, molti adulti) fa fatica a capire la differenza tra oggi, ieri e domani. Siamo riusciti a farle capire al momento solo che adesso è oggi e poi può essere domani. Ma un intero film di flash back, con la protagonista del cartone che un attimo è piccolissima, poi diventa grande, per tornare di nuovo piccola un attimo prima di diventare grande, non aiuta né il bimbo spettatore né il genitore che, ammetto, a un certo punto si perde pure lui a cercare di capire in che tempo della storia si è. Il tempo non esiste per i bimbi. Ma questo non le ha fermate. Biondina asseriva tranquilla “non ti preoccupare. Lo vedi, è sempre Dory”. La 3enne continuava a sgranocchiare pop corn e a guardare lo schermo.

Mamma, questo non è come Il Drago Invisibile. Qui non fanno rumore. Non mi devo tappare gli occhi. Mi piace.

E quindi chissene se dubito vivamente che abbia potuto capire meno della metà dei spesso interminabili dialoghi. Chissene se alla mamma stava venendo un’angoscia che levati durante le infinite scene in cui Dory si trova a navigare sola per l’Oceano, senza che nessuno la aiuti, continuando a chiedere a passanti distratti e scontrosi. Chissene se il messaggio di quanto un abbandono possa cambiare le sorti di ognuno di noi lei non lo possa ancora capire. Chissene se il fatto che ‘famiglia’ non debba essere per forza quella biologica, ma possa diventarlo anche chiunque ci faccia sentire a casa sia un concetto non compreso nemmeno dagli adulti, figuriamoci se può essere recepito da una 3enne.

A lei è piaciuto. Perché era con la sua mamma e il suo babbo. Perché era vicina vicina a Biondina, la sua amica del cuore che non vede più quanto vorrebbe. Perché aveva il suo barattolino di pop corn. Perché “la prossima volta che veniamo prendiamo anche le caramelle però”. Perché alla 3enne piace il cinema. Ma non deve per forza capirlo ancora. Basta che sia un film per piccoli, che quelli dei grandi sono noiosi.

Piccola nota del genitore: il film non riesce ad eguagliare Alla ricerca di Nemo. Qualche situazione indubbiamente esilarante. Ma decisamente meno appassionante questo Alla Ricerca di Dory.

piper

In compenso il prezzo del biglietto è più che rimborsato dalla visione del tradizionale cortometraggio prima della proiezione ufficiale. In questo caso tocca a Piper, la storia di un cucciolo di gabbiano che deve affrontare la paura del mare per potersi cibare. La madre non lo può aiutare. Piper deve imparare da solo ad gestire le sue paure, a trovare le soluzioni ai problemi che si frappongono tra lui e la sua vongola. La 3enne forse tutto questo non lo ha capito. Ma il cucciolo di gabbiano le è piaciuto. Perché:

Mamma, la sua mamma fa come mi dici tu. Di provare, provare e provare. Che poi tanto ci riesco. Ci riuscirà anche lui a prendere la vongola, vedrai.

 

 

 

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