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Mamma Jo e la 3enne

Questa è la mia ora. Quella in cui mi arrendo. In cui lo capisco che non riuscirò a prendere sonno. Questa è la mia ora. Quella in cui il mio corpo sta finalmente riuscendo a rilassarsi dopo la giornata. Questa è la mia ora. Quella in cui le note passano dalle cuffiette e riempiono il cervello. Questa è la mia ora. Quella in cui, dopo averli tenuti a freno per tutto il giorno, i pensieri sparsi spingono, vogliono uscire. Questa è la mia ora. Quella in cui Jo è solo Jo. Non più figlia, compagna, mamma. Solo Jo. Che poi manco tanto, visto che la mente più in là di tanto non riesce più ad andare e i pensieri sparsi di stanotte sono per lei. Quella che mi tiene sul chi va là tutto il giorno e che il giorno della sua nascita ha trasformato la Jo dormigliona in questa sottospecie di essere notturno che si fa vincere dall’insonnia. I pensieri sparsi di oggi sono tutti per lei. Per la 3enne.

La 3enne. Il nome non importa. Cuore di mamma vi potrà solo dire che è stupendo, non solo perché effettivamente più volte è riuscita a portare un po’ di pace nelle mie giornate, ma anche perché rido al solo pensiero di quando racconterà di come io e il suo babbo lo abbiamo scelto, della fatica a tirar giù una lista di nomi che si pronunciassero nello stesso modo in entrambe le mie lingue o di quanto chi abbia ricevuto il file con il sondaggio da compilare abbia potuto pensare che quella bimba non fosse manco nata e già si ritrovasse con due genitori matti. Il nome non importa. Perché di lei ne parlo sempre come la 3enne. Certo, è stata anche unenne, 2enne e presto sarà 4enne. Ma questo è il modo che ho trovato per tutelarla. Non è colpa sua se si ritrova una mamma social, che spesso parla di lei sui suoi profili, ma sempre cercando di non “regalarla” a quel mondo che spesso fa paura ai grandi e da cui i bimbi dovrebbero essere tenuti a debita distanza. E poi, oh, a me 3enne non dispiace mica!

La 3enne. Dal 18 febbraio 2013 la reale protagonista della mia vita. Io sono diventata una coprotagonista nella storia. L’ho capito dal primo momento in cui me la hanno data in braccio. Ci siamo guardate io e la 3enne, allora zeroenne. Non sentivo né vedevo altro che i suoi occhioni scuri, già spalancati verso un mondo in cui era evidentemente così ansiosa di arrivare da voler uscire, con una certa prepotenza, un mese prima del previsto. Ci siamo guardate io e la 3enne. E ho pensato che per la prima volta avevo qualcosa di veramente mio. Che mai nella vita avrei potuto amare qualcuno in modo così profondo e intenso. Che da quel momento lei era e sarebbe stata il centro.

La 3enne. Che negli anni è partita dal centro, ma s’è presa pure tutto il resto dello spazio. E mamma Jo glielo ha fatto fare. Perché i figli si fanno per scelta. Perché io l’avevo voluta. Perché quando ti guarda con quegli occhioni e il labbruccio un po’ di fuori non ce la fai a dirle di no. Perché stiamo crescendo insieme. Perché a volte ho la sensazione che abbia insegnato più cose lei a me in questi primi tre anni passati insieme di quanto io non abbia fatto con lei.

Non sono una mamma ansiosa. Anzi, da ancora prima che nascesse me lo sono quasi imposto di non esserlo. Ho sempre pensato che mamme ansiose crescano figli paurosi. E il mondo fa troppa paura già da solo per autocrearsi altre paure e ansie. Ma la 3enne è nata scricciolo. E ci ho messo un po’ a smettere di tremare ogni volta che la prendevo in braccio. Lì forse ero ancora troppo Jo. Quella sempre e da sempre convinta di non essere all’altezza, di essere inadeguata. Quella che teme il giudizio di se stessa quasi più di quello degli altri. Credo capiti a tutte le mamme. “Sarò in grado? E se non ci riesco che si fa? Mica posso chiedere il soddisfatti o rimborsati. E se sbaglio qualcosa e poi mi odia?” Ecco, io non ho paura che la 3enne possa farsi male o che le possa accadere qualcosa di grave. Io ho paura di “rovinarla”.

Perché la 3enne è uno scascio. Vero, mi prendo qualche merito. Perché visto che da quando è nata passiamo quasi in simbiosi le nostre giornate potrò pure dire che un pochetto (dai, solo un pochetto) è pure merito mio che me la spupazzo da mane a sera? Comunque, a prescindere da tutto, è e rimane una “sagoma”. Alle sue uscite non so mai se reagire con una possente risata o portarla da uno bravo che mi dica esattamente quanti anni abbia, perché io non c’arrivo a 35 anni a tanti dei ragionamenti che fa lei. Ed è lì che capisci che non serve avere tanta paura. Perché la 3enne se la sa già cavare alla grande. Esempi?

Sono un’appassionata di cinema. Ho ricordi di me in una sala cinematografica già da molto piccola. E so di amarlo più o meno da sempre. Ma da quando sono mamma un film è diventato un miraggio anche solo se visto in tv. Sono passata dall’andare al cinema almeno una volta alla settimana, al riuscirci forse un paio di volte all’anno e solo ed esclusivamente quando nei paraggi di casa si aggira qualche nonno o vado in fuga con le amiche. Ma ci sta. Ho sempre pensato rientrasse in quel “bisogna fare dei sacrifici per i propri figli” di cui tanto si sente parlare. Ma anche che io sono cresciuta andando al cinema e sempre collegato il fatto che mi piaccia così tanto al fatto di vedere i miei genitori andare al cinema. Che si fa se alla 3enne non piacesse? In fondo le poche volte che ha visto me e il padre andare lo ha collegato a uno dei pochi momenti della sua vita in cui l’abbiamo lasciata a casa, facendo qualcosa che non la coinvolgesse. E allora mamma Jo s’è studiata uno stratagemma. E al cinema ce l’ha portata alla 3enne. Due giorni fa per la sua prima volta. Ma in un’arena estiva, scelta, lo ammetto spudoratamente, con il pensiero che da lì fosse più facile scappare non appena si fosse messa a urlare che voleva andare via.

E invece la 3enne s’è divertita. E la mamma se la guardava, mentre diceva all’amichetta che la sua mamma le aveva detto che lo schermo ora era bianco ma poi si sarebbe riempito di immagini, che il suono sarebbe stato un po’ più alto rispetto alla televisione, ma non tanto da farle tappare le orecchie. La mamma se la guardava quando le luci si sono spente e se la ricordava quella faccia piena di stupore mentre lei diceva “com’è colorato mamma!”. Poi c’ha pesato la 3enne a mandar via la commozione e a sostituirla con le risate. Perché, come fa sempre con tutto, ha iniziato a commentare:

Mamma, quando inizia? Ma se spengono tutte le luci come fanno a vedere dov’è il bagno? Come dietro quel buchino c’è un signore che proietta il film? È un nanetto come quelli di Biancaneve? Perché la coniglietta ha paura dei lupi? La sua mamma non le ha detto che non esistono i lupi cattivi? Perché posso portare i pop corn se poi li devo mangiare in silenzio? Voglio l’acqua! Belli belli i colori. Avrei messo meno rosso e più blu. Mi piace il cinema. Facciamolo. Ma con sedie più comode e senza scene di paura che poi non mi fai venire nel lettone. Perché si alzano tutti e vanno via? Non li vogliono vedere tutti i disegni che hanno fatto i bimbi che hanno fatto il cartone? Domani torniamo?

E lì ho detto “ok, è andata”. Ma ho anche capito che lei è più pronta di me a vivere le nuove esperienze. Lei le deve ancora fare e le vuole fare. E io non posso farmi trascinare dall’ansia, perché rischio solo di bloccarla in questo suo essere splendidamente curiosa. E questo mi ha riempito di orgoglio verso la mia piccola grande 3enne. Tanto da postare i suoi commenti su Facebook. Il “problema” è stato che un matto li ha letti durante una trasmissione radio, leggendo anche la parte in cui la chiamavo “3enne”. Immediato il suo commento: “mamma, perché ha detto 3enne? Non sono solo io la 3enne” Non è stata troppo convinta della mia spiegazione che lo speaker della radio stesse parlando proprio di lei, ma se l’è fatta andare bene per un po’. Fino a quando non hanno detto il suo nome alla radio aggiungendo “sì, sei tu la sola 3enne”. Ha sorriso e detto “visto, il signore dalla voce grossa che parla alla radio a Forlì ha detto il mio nome anche qui. Mamma, perché il signore della radio conosce il mio nome?“. Perché è un amico della mamma. “Allora lo sai mamma che anch’io un amico che parla alla radio? Come si chiama il mio amico, mamma?“.

Ecco. Queste sono le cose che aiutano la mamma Jo. Si può pensare che viva solo nel suo mondo, fatto di pastelli per colorare, si adesivi appiccicati in ogni dove, di “mamma dov’è Susanna, perché non hai portato Susanna? Come dormo senza Susanna? Uh, mamma, guarda, c’è Sapo Pepe! Voglio dormire sempre con Sapo Pepe io“, di canzoni di Frozen mandate fino a farsi uscire il sangue dalle orecchie. Io ci sono giornate in cui, non mi vergogno a dirlo, mi chiedo chi me lo abbia fatto fare, penso a come sarebbe potuta andare la vita se non avessi deciso di diventare mamma, al fatto che non faccio più nulla per me e che, in generale, non faccio più nulla senza prima pensare a lei o all’effetto che possa avere su di lei. Giorni in cui non avrei nemmeno la forza di alzarmi dal letto dalla stanchezza, in cui mi fa impazzire e vorrei solo dormire. Penso al fatto che, vero, siamo in vacanza in un posto stupendo e ci staremo per due mesi, ma che l’unica volta in cui finora è rimasta con i nonni ho avuto voglia solo di starmene sul divano sotto il getto dell’aria condizionata. Q1uando me ne sarei potuta stara in scogliera a Tegge a prendere il sole e tuffarmi dalle rocce. Ma poi mamma Jo pensa alle uscite della 3enne. A quanto la facciano ridere, spesso risollevando le sorti di un’intera giornata o anche una brutta settimana. A quanto, in fondo, la riempiano di gioia, pensando che non sta facendo poi un così brutto lavoro tirandola sù.

Ho fatto le mie scelte. Molte le ho sbagliate e altre sono certa continuerò a sbagliarle. Ma non c’è niente che possa farmi pensare che lei non fosse quello che dovevo fare. Che avrò tempo per riposarmi e pensare a me. Ora a me ci pensa lei, con quel suo “mamma, fammi le coccoline che ti piace tanto farmele“. La 3enne crescerà tanto in fretta. Meglio godersela ora. Che poi arriverà anche il momento in cui magari si vergognerà delle sue uscite di adesso. E poi, se non ci fosse la 3enne, io che posterei sui social?

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