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I David di Donatello 2016 si tingono di giallo. Sono i #DavidperGiulio

Ieri era la grande sera della Sessantesima edizione dei David di Donatello, da alcuni definiti gli Oscar italiani. Una definizione che odio, perché sa della solita sudditanza nei confronti di un cinema statunitense a cui ci richiamiamo troppo spesso, dimenticando quanto esso sia stato influenzato dal nostro di cinema. Ieri era la sera della prima edizione trasmessa da Sky, che tutti attendevano con un certo scetticismo, certi che sarebbe stata una “cafonata”. E, invece, una bellissima serata, con una regia forse un po’ distratta. Ma Sky ha saputo ridare ai David il lustro che meritava, offrendo una serata veloce, dinamica e, grazie agli interventi di Cattelan e dei The Jackal, pure divertente. Niente a che vedere con la burocratica rappresentazione data in tutti questi anni dalla Rai, che se lo merita che l’Accademia le abbia preferito la rete di Murdoch.

La giornata era iniziata in Quirinale, dove il Presidente Mattarella ha incontrato tutti i nominati per i David 2016. E lì la prima sorpresa. Perché per la prima volta ero d’accordo con quello che diceva.

Siamo nel pieno di un cambiamento epocale, che riguarda le tecnologie come i modi di vivere. […] Tanti si sono chiesti se il cinema sarebbe sopravvissuto ai mutamenti del linguaggio, alla proliferazione dei media e al cambio delle gerarchie dei consumi. Vi vedo in forma e combattivi. Resto convinto che il cinema ha ancora tanto da dare alla società e che continuerà ad avere un ruolo importante, anche se, ovviamente, dovrà compiere nuove scelte creative, migliorare organizzazione e strumenti, sperimentare inedite sinergie.

[…] L’Italia ha bisogno del cinema, di un cinema vivo, non meno di quanto voi abbiate bisogno di strutture, di servizi, di leggi che vi consentano di affrontare a testa alta il mercato e rafforzare le molteplici professionalità che già sono un vanto del settore.

Il cinema italiano ha prodotto molti generi di successo e ha accompagnato la crescita del nostro Paese. Crescita democratica, crescita sociale, crescita nelle conoscenze. Rafforzamento della stessa identità nazionale. Dobbiamo ancora andare avanti, insieme. Immaginando uno sviluppo nuovo, sostenibile, solidale, in cui la qualità italiana sia una risorsa di cui tutta la comunità possa beneficiare.

Il cinema può e deve continuare ad accendere le proprie luci su questo cammino, anche osservando in modo disincantato le nostre contraddizioni e i punti di crisi. Non credo a una distinzione netta tra cinema impegnato e non. Il cinema, nel suo complesso, è cultura e alta professionalità. E’, al tempo stesso, memoria e specchio del presente. Radici e immaginazione. Nella società globale, dove le informazioni corrono sempre più veloci, il cinema può aiutare la società a rinsaldare le reti di connessione.

Splendide parole. Ovvio, che si scontrano con la realtà dei fatti. Con i soldi che, nonostante il Suo dichiarare che “ogni soldo stanziato per la cultura serve a finanziare il Paese”, vengono stanziati con il contagocce. Con sceneggiatori e registi spesso costretti a finanziarselo da soli un film per riuscire a vederlo in sala. Pensate alla storia di Lorenzo Corvino e del suo WAX. We Are the X. O a quella di Gabriele Mainetti, oggi osannato per il suo Lo chiamavano Jeeg Robot, che ieri ha fatto incetta di statuette, tra cui quella per la Miglior Produzione, assegnata alla Goon Films, di proprietà dello stesso Mainetti.

Le parole del Presidente cozzano con la realtà anche laddove parla di quanto vada riconosciuta l’alta professionalità del nostro cinema. Perché ieri, all’ingresso degli Studi Sky sulla Tiburtina, a Roma, c’erano anche i tecnici del sonoro, che intervistati ricordavano di essere stati riconosciuti, con sentenza inappellabile della Corte di Stato, “artisti” e come tali chiedevano di essere trattati. Erank rumoristi, tecnici del suono in presa diretta, fonici che chiedevano che il loro lavoro venisse riconosciuto. E per i quali l’Accademia del Cinema (che conferisce i David di Donatello) nemmeno prevede una categoria tra i premi. E ieri erano là davanti per protestare e, sembra quasi un paradosso, di essere ascoltati.

Ma è verissimo il ruolo sociale che il cinema ha avuto e può continuare ad avere in questo Paese.

In fondo, gran parte dei film in concorso ieri ne sono la dimostrazione. Quello presentato ieri ai David di Donatello è un cinema che si interroga. Che vuole ricominciare a dire qualcosa e non limitarsi solo a raccontare storie. Che è stato soffocato da anni di cinepanettoni e comici trasferiti, spesso senza merito, dalla tv al grande schermo. E’ un cinema fatto da e di giovani. Ieri, oltre alla freschezza di Alessandro Cattelan, portato sul palco dei David per dargli una bella svecchiata (e ci è riuscito), il parterre faticava a salire sopra la media dei 50 anni. Volti più o meno nuovi.

E anche qui ci sarebbe da parlare di come il mainstream tratti i giovani. Un esempio. Lo chiamavano Jeeg Robot ha sbancato i David: 7 statuette vinte. Ma il suo regista, quel Gabriele Mainetti che ci ha creduto fino allo stremo, non poteva concorrere al premio di Miglior Regista. Perché per l’Accademia del cinema se sei al tuo primo film al massimo puoi puntare alla categoria Regista Esordiente (e infatti l’ha vinta). Giudicate voi se questo è saper valorizzare il ruolo e lo sforzo dei giovani nel cinema e per il cinema italiano.

E ieri la cerimonia dei David ci ha fatto ricordare anche quanto siamo campioni nel dimenticare. Dimenticare un regista, Claudio Calligari, che ci ha fatto capire la brutta piega che stava prendendo Roma con il suo Amore Tossico, ha continuato a dirci che stavamo degenerando con L’Odore della Notte, per darci il meritato schiaffo e un sottinteso “e non dite che non ve lo avevo detto” con Non Essere Cattivo. E di Calligari ce ne siamo dimenticati anche ieri. Nonostante i bravi Luca Marinelli e Alessandro Borghi (qualcuno gli dica di farsi ricrescere la barba, prego) fossero lì a rappresentarlo, nominati entrambi come Miglior Attore Protagonista (in realtà, anche come Miglior Attore Non Protagonista, il primo per il ruolo dello Zingaro in Lo chiamavano Jegg Robot e il secondo per Otto in Suburra). Nonostante Valerio Mastandrea fosse di nuovo là a cercare di fare in modo che nessuno se lo dimenticasse Claudio. Nonostante un premio ricevuto, che però sa di beffa, come Miglior Suono, ritirato da un commosso Angelo Bonanni. Ma forse è stato meglio. Sarebbe stato pretendere troppo che al suo cinema venisse finalmente riconosciuto il valore che meritava, magari celebrandolo con una statuetta alla Miglior Regia, seppur postuma. Che, in fondo, darla a Garrone per Il Racconto dei Racconti è stato un bell’affronto a chi il cinema lo ama davvero (ma questo, lo so, è un giudizio personale). Troppo pretendere che se lo ricordassero gli adolescenti chiamati a conferire il David Giovani, che a Non Essere Cattivo hanno preferito l’insulso, buonista, ma pur sempre impregnato di tecnologia e I-Phone La Corrispondenza, di Giuseppe Tornatore.

Ma ieri è stato anche il giorno del ricordo. Il momento di svelare un Giallo la cui trama si è districata per diversi giorni sul social più cinguettante del mondo: Twitter. La settimana scorsa era partita una campagna, chiamata #GialloperGiulio, diffusa dall’account collettivo di @GiulioSiamoNoi (se ancora non sapete cosa sia, guardate qui o seguiteli su Twitter), che invitava tutti a postare delle immagini che avessero il colore giallo al centro, per ricordare l’uccisione di Giulio Regeni e il fatto che ancora non sia stata fatta verità sul suo caso.

Adesivi

Domenica, nonostante alcune critiche arrivate all’account, i followers sono stati chiamati ad indossare qualcosa di giallo e pubblicare una foto sui propri profili, per continuare a dimostrare che di Giulio non ci si è dimenticati. Poi, più o meno da ieri mattina, i 15 matti di @GiulioSiamoNoi sembrava avessero iniziato a delirare: citavano film, retwittavano i post di Sky sulla serata in arrivo e, intorno alle 19.40 , postano questo:

Il red carpet si colora di giallo. Iniziano i #David2016 e #DavidperGiulio, grazie a @rivamesta

E questa foto:

Mastandrea ai David 2016

Un Valerio Mastandrea, appena giunto sul red carpet, con un adesivo giallo attaccato al taschino. Un adesivo per Giulio Regeni. 

E qui provo a calarmi nei panni della gossippara. Una settimana fa, Valerio Mastandrea, dal suo profilo Twitter (@rivamesta, appunto) ha contattato in privato quelli di @GiulioSiamoNoi, chiedendo loro un supporto perché avrebbe voluto fare qualcosa per ricordare Giulio Regeni durante la cerimonia. Ora, ammetto che c’era anche la voglia di dare un tocco di colore a quegli smoking da parrucconi che sarebbero stati costretti a portare. Ma in quel momento, con quel messaggio, il Valerione nazionale si dimostrava non solo per il grande attore che è e che sappiamo. Ma per quell’intellettuale che, non so a voi, a me mancava tanto. Quello che vuole impegnarsi in prima persona, metterci la faccia se si tratta di perorare una causa in cui crede.

E, continuando sull’onda gossip, vi voglio anche raccontare del panico. Quello che 15 persone, sparse per tutte Italia e uniti solo dai loro smartphone (chissà che ne penserebbe Paolo Genovese, che con la vita nascosta dentro ai cellulari c’ha vinto il David come Miglior Film ieri sera), hanno iniziato a provare nel momento stesso in cui è arrivato quel messaggio. Perché avevano 6 giorni per organizzare una cosa ben più grande di loro. Perché in fondo gestiscono solo un account Twitter da 3 settimane. Perché, ok, l’immagine ce l’abbiamo pure, ma chi ce li fa 150 adesivi e 150 braccialetti in così poco tempo? Perché, come successo, potevano metterci tutto l’impegno di questo mondo, ma se poi Mastandrea non convince nessuno a metterseli l’adesivo e i bracciali, che figura ci facciamo?

CambioperGiulio

E allora via a organizzare tutto. La riunione alle 14 che diventa permanente, fino a notte fonda, dalla mattina alla sera. Senza dimenticare che, comunque, sono lì per ricordare un ragazzo barbaramente ucciso da un Governo egiziano che continua a tacere. Con il terrore di essere strumentalizzati. Con la consapevolezza che sarebbero piovute critiche a non finire per quello che stavano facendo. Ma consapevoli che era un’ottima occasione per accendere i riflettori (nel vero senso) sul caso di Giulio, portare le televisioni e i giornali a parlare ancora di lui, visto che ormai le loro prime pagine se lo sono dimenticato già da un po’. E lo dovevano a Mastandrea, che stava dimostrando di credere in loro e nel loro lavoro.

I 15 di @GialloperGiulio stavano ancora concordando il testo del primo messaggio per avviare la campagna #DavidperGiulio all’inizio della diretta Sky, prevista per le 20.30. Quando, alle 19.41, a una di loro arriva un messaggio: “Red carpet iniziato, senza tv”. Poi quella foto, con la non sufficientemente consolante didascalia “sta distribuendo”. Da lì fino alla fine della diretta non so dirvi molto. Il tempo scorreva a una velocità difficilmente gestibile. I followers hanno iniziato a rispondere con i loro retwitt e cuori, mandando messaggi di sostegno, lodando gli attori che via via si affacciavano sul tappeto rosso o sul palco indossando l’adesivo o il bracciale.

E tanti sono stati gli attori, registri e maestranze che hanno voluto aderire. Anche Paolo Genovese che, salendo sul palco per ritirare il premio vinto per la Miglior Sceneggiatura per il suo Perfetti Sconosciuti, ha detto:

Il mio film parla di segreti. Questo premio voglio dedicarlo alla verità. Alla verità per Giulio Regeni.

Ed è stato bellissimo. Bellissimo vedere quasi tutti i seduti con un adesivo o con un braccialetto, pronti a metterci la faccia per chiedere un’azione, per ricordare, per non dimenticare Giulio Regeni.

E questo ha aiutato, tanto, a superare l’amarezza di fine serata. Quando è tornata prepotente la constatazione che, a differenza di quanto accade nella Bibbia, i David non vincono mai sui Golia. Che Golia può prendersi tutti i meriti di quello che fa David. Perché lui è e sempre sarà il potente e David il nessuno, che ha diritto ad alzare la testa solo per obbedirgli.

Ha aiutato vedere che, nonostante l’evidente sciatteria e approssimazione dei grossi e dei più, esiste ancora chi prende il giornalismo sul serio. Anche se, in fondo, anche loro sono dei David che combattono contro il Golia delle grandi testate. E, sarò noiosa (lo so), ma quello di www.giornalettismo.com è stato il solo articolo a preoccuparsi semplicemente di riportare i fatti, a raccontare cosa fossero quegli adesivi sul taschino.

giornalettismo

Lo potete leggere qui. E lasciate stare che forse qualcosina gli fosse arrivata in anteprima. Non erano tenuti a scriverlo. Potevano adattarsi alla sciatteria distratta di chi si è limitato a vedere la scritta #veritapergiulioregeni e attribuire la campagna all’Organizzazione e alla Testata che già tutti stavano citando come promotrici. E invece i ragazzacci della redazione più divertente d’Italia il loro pezzo, chiaro, lineare, senza fronzoli, sono stati i primi a metterlo online, rilanciati subito da quelli di @GiulioSiamoNoi. Tra David ci si capisce, evidentemente. E a loro va il mio personalissimo ringraziamento. A Alessio Barbati che il pezzo lo ha scritto. A Giordano Giusti che alle 21.40 circa ha postato sul suo profilo una foto di un collega che lo aveva messo l’adesivo, precisando che se non si fosse capito di che si trattasse bastasse chiedere a @GiulioSiamoNoi. Al collega che, pur di appiccicarselo addosso pure lui, quell’adesivo è andato a raccattarselo da terra. Grazie a Marco Esposito, direttore che crede nella serietà e bravura della sua redazione.

Grazie ai 15 (o 14) di @GiulioSiamoNoi, che hanno fatto un gran lavoro, che continueranno con determinazione ad agire per fare in modo che l’attenzione sul caso di Regeni non si spenga, che oggi alle 17.30 saranno pronti con il loro twitt multilingua. Ragazzi, almeno per un giorno allentate, che altrimenti la pressione vi schizza alle stelle, gli occhi vi abbandonano e i gatti non hanno di che mangiare.

Grazie a Valerio Mastandrea, senza il quale nulla di tutta la splendida gialla meraviglia di ieri sarebbe stato visibile.

E un ultimo, semplice ringraziamento. Grazie, adorabile volpe.

One thought on “I David di Donatello 2016 si tingono di giallo. Sono i #DavidperGiulio

  1. Bellissima cronaca, bravi per quello che fate per Giulio Regeni. Episodi come questo fanno ancora credere che valga la pena di amarla questa umanità un po’ bestiaccia

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