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Le streghe son tornate. E sparano rose

Dopo il pezzo sul concerto degli Iron Maiden a Cordoba, torna la rubrica Generazione Metal, di Maja Maiore. Questa volta vi offre il suo parere (comune a tanti) sulla reunion dei Guns n’ Roses, gruppo cult per tanti di noi. Una visione interessante quella di Maja, soprattutto alla luce delle novità giunte questa settimana sull’ingaggio di Axl Rose come nuovo cantante degli AC-DC.

All’inizio ero scettica sulla reunion dei Guns n’ Roses. Anzi, no, ero proprio negativa.

reunion

Quando hanno urlato al mondo intero welcome to the jungle, io ho prontamente appizzato le orecchie buongustaie. In realtà, galeotto non fu il brano Welcome to the Jungle bensì il suo compagno di album Paradise City. Correva l’anno 1988, avevo 15 anni e mi rodeva il culo….E poi era sparita Videomusic e, al posto suo, era arrivata MTV: un obbrobrio. Pop, musica leggera, musica gne-gne, glam rock. Che tristezza infinita pensare che erano passati solo una decina di anni dalla nascita del metal, del punk e della new wave. Insomma, per ascoltare qualcosa di buono dovevi frequentare il cimitero, pagare una chiromante o cercare nei geriatrici.

Un giorno qualunque e per un bel po’ di tempo, MTV inizia a trasmettere a ripetizione un video di questi tizi che corrono come pazzi su un palco chi in mutande e giubbotto jeans, chi in jeans strappati e a petto nudo, tutti con la sigaretta accesa in bocca, alcuni con la canna, spettinati, senza trucco, tanto ma tanto rumorosi, senza peli sulla lingua…e bravi, musicalmente chapeau! C’era di tutto in quel brano: 5 minuti di storia della musica miscelati con la pozione segreta che avrebbe fatto dire a mostri sacri del calibro di Ozzy Osbourne, Alice Cooper, Brian May, Joe Perry, ai giorni nostri, che solo quei ragazzi avrebbero potuto formare i Guns n’ Roses.

…E portatemi, va’, in questa paradise city where the grass is green and the girls are pretty! …Che anche io non mi sento troppo bene.

Per prima cosa ho comprato Appetite for Destruction e, lo stesso giorno, un poster che ritraeva la band. Il loro biglietto da visita: salve, siamo giovani e belli ma non ce ne frega niente, siamo smandrappati, drogati, alcolizzati, siamo incazzati come bisce e adesso sfasciamo tutto perché qui non ci piace niente e, se non vi piacciamo, fuck you, siete one in a million e ci fermeremo solo quando ci va.

se non sono amici questi

I Guns n’ Roses hanno fatto irruzione dando un calcio a un portone pesantissimo fatto di dura gavetta, come ormai non usava più mentre i manager li annusavano da lontano affascinati dalla loro bravura e originalità ma timorosi di quella morte in tenera età che gli si leggeva negli occhi. Dopo 15 giorni dall’uscita, Appetite for Destruction vendette 30 milioni di copie! Da quel portone è cominciato a uscire fuori di tutto. Si era svegliato il can che dorme e portava in auge un Pantheon musicale, a suon di cover e magliette indossate sul palco, fatto di eroi prevalentemente vivi e vegeti e ancora attivi, tanto per mettere subito in chiaro che il rock non era affatto morto e che ce lo avrebbero dimostrato loro. Sono stati anche l’apri-pista di quel meraviglioso movimento culturale, sociale e politico che è stato il grunge.

Ma mentre noi eravamo impegnati a vivere la nostra vita loro perdevano membri, che si perdevano a loro volta nell’eroina e nell’alcol, e perdevano pezzi di salute. So long and farewell, Guns ‘n Roses. Così, dal 1993 ad oggi, complice l’inarrestabile moria delle vacche in campo musicale che ci colpisce dagli ultimi giorni del 2015, siamo stati invasi di nuovo dalla musica gne-gne e da nuovi mostri: teenage bands, elettro body music, hip hop commerciale e mcdonald punk. Constato con rinnovato orrore che ormai la mia discoteca è un cimitero con quattro becchini vecchi e un paio di apprendisti sfigati che fanno da guardiani. Ogni giorno che passa tiro un sospiro di sollievo pensando che bello, sono ancora lì.

E allora  perché ho preso male la reunion? Perché, come diceva Guccini, i vecchi subiscono le ingiurie degli anni..e ti attacchi alla vita che hai, diceva Ligabue. Poi ho visto una foto il giorno del mio compleanno che metteva a confronto due immagini identiche: sul palco del Troubadour di Los Angeles, Axl canta e Slash suona con la testa e il busto sdraiati all’indietro su di lui, occhi chiusi ed espressione beata, si fida ciecamente. Cavolo!

Paragoni

Non è cambiato niente…solo la data, la prima immagine è del 1986 e la seconda del 2016. 30 anni sono passati: la musica è ferma come allora, la società è incastrata come allora, la guerra è ovunque più di allora e proprio io, che rompo le balle su queste cose da 28 anni, non sono riuscita a cogliere al volo la bellezza di questo evento. Due amici per la pelle, che insieme hanno passato più di 10 anni di gioie e dolori, litigano malamente, passano 23 anni a farsi la guerra a colpi di avvocati senza più rivolgersi la parola, fanno pace ammettendo pure che hanno bisticciato male per scemate…e io non ci sto. Ma io allora, fino adesso, che ho capito sulla pace? Ci salgo di nuovo su quel Nightrain. E, se andiamo a sbattere, chi se ne frega…non è mica un treno vero. È una bellissima canzone: “sono su un treno notturno e sono pronto per scontrarmi e bruciare”.

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