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Giulio Siamo Noi. E vogliamo verità.

E’ dal 3 febbraio che penso di scrivere qualcosa su Giulio Regeni. Dal 3 febbraio che le notizie, spesso volutamente confuse, continuano a rincorrersi. Dal 3 febbraio che una famiglia piange un figlio morto lontano da casa. Dal 3 febbraio che non riesco a farlo. Ripenso alla risata amara che mi è uscita nel sentire dare, praticamente in contemporanea, sia la notizia che sul corpo straziato di Giulio erano state ritrovate bruciature di sigarette che quella che riportava la prima versione ufficiale della polizia egiziana che parlava di un tragico incidente stradale.

Già, tragico. Tragico che un ragazzo di 28 anni muoia. Tragico, e innaturale, che dei genitori debbano piangere la morte di un figlio. Tragico che succeda in terra straniera. Tragico che il Paese in cui è morto faccia di tutto per mettere a tacere la cosa. Tragico che il corpo di Giulio sia stato nascosto per diversi giorni. Tragico che lo Stato di provenienza di Giulio abbia aspettato così tanto ad agire, chiedendo risposte al proprio alleato egiziano. Tragico che una dittatura possa essere un nostro alleato. Tragico che per salvaguardare gli interessi economici che abbiamo in un paese guidato da una dittatura la richiesta di verità sulla sorte di un ragazzo di 28 anni sia stata rimandata. Tragico che per nascondere quella stessa verità si sia accusato quel giovane di essere una spia, un “deviato”, un ficcanaso, un irresponsabile che un po’ se l’era pure andata a cercare.

Non li sopporto più nemmeno io i vari #jesuis. Charlie Hebdo, Erri De Luca, Paris, France, Bruxelles, Belgium, Toledo, Erasmus, e via dicendo. Non li sopporto più perché nascondono il nostro fallimento, come società che ha smesso di interrogarsi. Nascondono il nostro sospiro di sollievo nel non aver vissuto direttamente niente di quello che citiamo con un bel hashtag sui social. Ma, nel caso di Giulio (e, in effetti, per me lo era stato anche con Bruxelles), qui mi trovo in difficoltà.

giulio regeni

Perchè Giulio siamo noi.

Siamo noi gli studenti che, per riuscire a fare ricerca dignitosamente, devono cercare un’università estera che li accolga. Siamo noi i ragazzi che continuano a metterci l’anima in quello che fanno. Siamo noi i precari, freelancers costretti a usare uno pseudonimo per poter avere voce senza mettere in pericolo noi e chi ci è accanto. Siamo noi stessi uno pseudonimo, rinnegati da una società che ci ha sacrificato già da tempo. E che ci ha pure dimostrato di essere timido anche quando ci massacrano in terra straniera. Siamo noi quel corpo straziato, dilaniato a tal punto da essere riconosciuto dalla madre solo dal naso. E io ho anche pensato al fatto che mia figlia, quando è nata, l’ho riconosciuta proprio dal suo nasino, così chiaro e evidente già dall’ecografia. E ho avuto un brivido. Siamo noi Paola Deffendi Regeni, la madre di Giulio. O meglio, io spero di riuscire ad essere per la 3enne una madre come lei. Coraggiosa, determinata nel chiedere giustizia per suo figlio, straziata da un dolore immenso, ma che non si arrende. Siamo noi quelli che devono ringraziarla, dopo essersi commossi nel leggere che è lei ad essere grata a tutte le persone che stanno agendo per Giulio e lo hanno adottato. Siamo noi che dobbiamo interrogarci su che fine stiamo facendo se un governo può rifiutarsi di rispondere ad una richiesta di diffusione dei tabulati delle intercettazioni fatte su Giulio millantando un’esigenza di rispetto della privacy. La privacy di chi? Di chi è stato ucciso o di chi quel ragazzo lo ha massacrato?

verita per giulio

Sono io. Anzi, sarei potuta essere io. Sono io, che ho fatto gli stessi studi di Giulio. Sono io, che affrontavo quegli studi come se fossero linfa vitale per me. Sono io che l’Africa l’ho sempre avuta nel DNA. E chissene se i manuali indicano l’Egitto come Medio Oriente e non Africa. Andate a guardarvi la storia dei paesi africani nei suoi dintorni e vedrete quanto Egitto c’è in Africa. Sono io, che se avessi avuto il coraggio di Giulio, sarei potuta essere al suo posto. Sono io, che mi sono “arresa” ad accettare un’altra vita, ma che ci penso spesso, come se fossi la protagonista di Sliding Doors, al fatto che anch’io avrei seguito la pista senza preoccuparmi della mia sicurezza, troppo concentrata a proteggere piuttosto chi mi stava vicino. Sono io quel corpo straziato, abbandonato sul ciglio di una strada a Il Cairo. Sono io quella madre che piange il figlio morto. A chiedere che non venga dimenticato ed abbandonato. Sono io a volere giustizia per quel ragazzo ucciso. Sono io a continuare a chiedere verità.

E poi c’è @GiulioSiamoNoi. Cos’è? E’ un profilo Twitter. Un account collettivo, nato il 30 marzo, su iniziativa del Collettivo Lou Palanca, dopo aver sentito le parole della famiglia di Giulio Regeni alla conferenza stampa rilasciata a Palazzo Madama. Tutto è partito con un semplice, incisivo, diretto tweet:

Verità e Giustizia per #GiulioRegeni

Verità per Giulio Regeni

E te pare poco. Perché dopo più di due mesi Giulio Regeni non ha ancora avuto né verità né giustizia. E il collettivo @GiulioSiamoNoi sta ancora là, instancabile, tweet dopo tweet. Chi mi conosce da un po’ non si stupirà del fatto che ho iniziato a seguirli da subito. Certo, spinta anche da un Mimoso, poi Petaloso@DottorWatson, che mi dà pure pareri medici gratuiti via social (che pretendere di più?!?). Ma era ovvio che sarei finita a seguirlo quell’account. Ovviamente con una certa titubanza iniziale. La stessa che mi accompagna ogni volta che mi approccio ai social, se si tratta di chi seguire o meno su Twitter anche di più. Ma lo scetticismo non mi ha fatto dire di no alla proposta di Doc di dar loro una mano. E così mi ritrovo già da un po’ ad attendere ogni pomeriggio, entro le 17.30, 140 caratteri da tradurre nelle 4 lingue che so. Vedi che a qualcosa mi servono! Fino a qualche giorno fa li ho anche un po’ odiati, perché il testo da tradurre mi arrivava sempre sul filo del tempo, perché non sono una traduttrice professionista. E tirare fuori 140 caratteri di traduzione, anche se in lingue che conosco benissimo, non è che sia proprio una passeggiata. Ma l’ho sempre fatto (e continuerò a farlo), con la speranza di dare un piccolo contributo ad una causa che credevo giusta. Poi da ieri qualcosa è cambiato. Sono entrata a far parte del Collettivo Regeni. Sembra un nome pomposo. Ma in realtà è una chat da cui @GiulioSiamoNoi viene gestito. Volevo parlare di loro già da un po’. Perché fanno un gran lavoro. Perché anche solo seguendo i loro twitt si capisce la dedizione e l’impegno con cui lo fanno. Avevo iniziato a chiedere tutta una serie di informazioni per fare il pezzo: quando è nato, come, perché, da chi. Ma poi sono stata inserita nel gruppo e ho capito che non aveva senso farlo. Perché @GiulioSiamoNoi dice già molto. Perché è veramente un account collettivo, fatto di cittadini che vogliono solo non far cadere l’attenzione, non vogliono dimenticare che quel ragazzo è morto e chiedono verità. Ed è veramente collettivo. Potrei entrare nello specifico e raccontarvi che ci si confronta anche se dire “prendi tu il timone” o “prendi tu le redini” quando ci si dà il cambio nella gestione del profilo. Potrei raccontarvi del fatto che, pur di sentire il parere di tutti, ci si può mettere anche mezzora prima di tirare fuori i 140 caratteri del tweet da postare. E anche di più quando c’è da decidere chi o cosa retwittare. Vi posso dire che c’è Sergio, che cerca di rimettere ordine tra l’ondata di tweet in chat. C’è Viviana, che riesce a mettere perle di poesia in quei suoi 140 caratteri. C’è Alessandra, che riesce a tirarti su una campagna, sia dal punto grafico che di copertura, in meno di due ore. C’è Swam, che sta sempre là a dare il cambio, rischiando tra un po’ pure di essere mollata se non le diamo un po’ di respiro. C’è Luca, il buon Doc, che sta là a dare consigli e pareri anche quando dovrebbe/potrebbe starsene tra i suoi cari a festeggiare il proprio compleanno. C’è Fabio, che a qualsiasi ora del giorno o della notte, a prescindere da cosa stia facendo, “oh, se serve entro io”. Ce ne sono tanti altri. Non li conosco ancora tutti. Ma sono felice di essere tra loro.

E orgogliosa dell’ultima campagna di @GiulioSiamoNoi. Nata ieri al calar della sera. Tirata su in meno di 24 ore, dando vita ad un’onda anomala e pure tendente al notturno di notifiche sul mio telefono (ragazzi, col cavolo che vi silenzio che già così mi perdo…). E che alla mezzanotte tra ieri notte e oggi (10 aprile) ha portato tutti noi a cambiare la nostra immagine del profilo. Abbiamo riempito di giallo prima la nostra pic, lanciando l’iniziativa #veritapergiulio. Ed è da stamattina che twittiamo e retwittiamo più che possiamo. Felici e anche un po’ orgoliosi dei risultati. Non per la campagna. Ma perché il riscontro ottenuto ci fa capire che siamo in tanti a chiedere verità per Giulio. Siamo in tanti a non voler dimenticare. Siamo in tanti e vorremo far sentire il nostro abbraccio a mamma Paola. Ma anche emozionati nel vedere che un’altra mamma, Patrizia Moretti, ci sostiene. Lei che la verità per Federico (Androvandi) non ha mai smesso di chiederla. E che sa bene che non bisogna smettere di pretenderla. Molti hanno aderito alla campagna. Semplici cittadini, come noi. Attori, giornalisti, scrittori, poeti. Tutti con la stessa pic gialla. Cosa che, vi garantisco, porta ad una certa confusione. perché non sai più chi ci sia dietro quell’immagine gialla con la foto di Giulio sullo sfondo.

Ma è proprio così che deve essere. Non conta il nome. Non importa il mestiere che si fa. Non conta da dove veniamo o che lingua parliamo. Non contano classe sociale, appartenenza politica, origine anagrafica. Siamo tutti gialli. Chiediamo tutti verità e non abbiamo nessuna intenzione di mollare. Siamo tutti Giulio.

4 thoughts on “Giulio Siamo Noi. E vogliamo verità.

  1. Sarebbe bello se finalmente in quest’Italia senza memoria né certezze si riuscisse ad arrivare alla verità e si potesse magari anche ad avere giustizia. Piccola consolazione per chi vive un dolore così infinito.

  2. Sembra diventato un luogo comune, poi guardi tutti i ragazzi e tutte le ragazze che, in Egitto, hanno il coraggio di manifestare, e capisci che il nome di Giulio è diventato davvero il simbolo di tutte le ingiustizie, sequestri, torture e uccisioni di chi pretende semplicemente di esprimere la propria libertà, cercando verità e giustizia per tutti!

  3. Beh, se tutta la nazione è Giulio Regeni, io non voglio essere con tutta la nazione. Ma non per tradire la memoria di un giovane brutalmente assassinato dal regime egiziano, nè per abbandonare la battaglia per la verità prima ancora di averla incominciata. Non voglio essere come il resto della nazione, perchè ho vergogna di una nazione rappresentata da un simile governo e da una classe di ex colleghi giornalisti che stanno già cominciando a mostrare in TV (RAINEWS24) quanto ci guadagnamo e quanto ci perdiamo a spingere sull’acceleratore della rottura diplomatico-economica con l’Egistto. Se noi tagliamo loro i flussi turistici, loro possono toglierci le commesse di prodotti che sono 5 volte superiori a ciò che noi compriamo da loro. E poi c’è il problemone della concessione all’ENI per lo sfruttamento del più grande giacimento di gas del Mediterraneo e che da solo non so quanti miliardi potrebbe fruttare… Il ragionamento mi fa un po’ schifo, sinceramente, ma alla fine il grande governo Renzi si chiuderà in camera caritatis a fare i conti della serva. Perchè la morale non ha mai fatto girare il mondo e tanto meno l’economia. Faremo allora una finta guerra, e gli egiziani già lo sanno. Tant’è che loro l’amnbasciatore non lo richiamano affatto, da Roma. Sanno che non andremo lontano. Per questo non voglio essere con la nazione: so perfettamente che noi italiani siamo fatti così…Blateriamo (e siamo maestri in questo) per fottere il prossimo, ma siccome il bluff si addice alle persone intelligenti e non agli stolti, ormai non fottiamo (mi si passi la ripetizione del verbo volgare!) nemmeno i “barbari” egiziani, che ci hanno insegnato a leggere il firmamento, e che anche in ambito militare (mi perdonino gli spocchiosi esponenti della nostra destra guerrafondaia) possono ancora insegnarci qualcosa. Gli egiziani sono governati da poteri forti che avvalgono dell’apporto di servizi composti da delinquenti. Solo dei delinquenti incalliti e “onnipotenti” hanno potuto fare ciò che hanno fatto ad un giovane che sarebbe potuto essere mio figlio. E i delinquenti non temono nulla, a meno di imbattersi contro qualcuno più delinquente di loro. E non dico altro. Noi non siamo credibili in campo internazionale, e i marò e l’India sono lì a rammentarcelo. Non contiamo nulla: meno di nulla. E guarda caso anche con l’India abbiamo in animo di concludere affari. Alcuni li stiamo già portando avanti. Ergo: se facciamo i duri, perdiamo anche lì sacco e sale. Questa è la nazione che si stringe in coro dietro il nome del martire Regeni? Vorrei chiedere ad ogni elettore di questo governo di “screditati” se preferisse lasciar perdere o avere in cambio una contropartita di ricchezze economiche… A votazione segreta. Non credo più nel popolo di questa nazione, non credo più nella morale di questo governo, non credo più nelle istituzioni che continuano a guardarsi allo specchio e a ripetersi (senza sputarsi in faccia) quanto siamo bravi, quanto siamo intelligenti e moralmente a posto! Sono così a pezzi, moralmente, che se Francesco beatificasse Giulio, per essere stato torturato magari in quanto cattolico, non mi fiderei manco di Francesco e penserei che vuole distogliere la nostra attenzione da Bertone e soci. Mi dispiace: nel mio cuore c’è posto per Giulio, e lo cullerò fino a quando l’età e la debolezza della mia memoria me lo consentiranno. Ma non mi fiderò mai più di condividere gioie e tanto meno dolori con altri miei connazionali che si dichiarino tali. Ho già dato e ci ho rimesso. Ho perso sempre più la mia autostima! W Giulio sempre! ma in solitario.

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